E’ stata mia sorella a regalarmi questo libro quando ha saputo che sarei stata prossima al mio primo viaggio in Giappone per lavoro: “Te lo leggi sull’aereo così ti prepari all’arrivo nel nuovo paese!”. Beh, per fortuna ho letto solo poche pagine perché se avessi dormito meno e letto di più certamente mi sarei inquietata!

Il libro parte lento e senza troppo entusiasmo ho finito il primo capitolo. Arrivata al secondo la mia curiosità si è animata perché ho capito che ogni capitolo era narrato da una persona diversa. Il filo conduttore è invece sempre lo stesso: le vite dei 5 coinquilini dell’appartamento 401. Nessuna storia si interrompe, tutte vengono portate avanti ma vengono raccontate da osservatori diversi che in ogni capitolo, e solo in uno, diventano protagonisti. Il modo in cui lo scrittore riesce a vedere con prospettive diverse le medesime storie è davvero molto bello.

Credo inoltre sia inusuale la capacità di Yoshida Shuichi di narrare per ogni singolo personaggio una versione socialmente accettabile e poi l’altra, quella più intima, più oscura e a tratti inaccettabile. L’appartamento diventa una sorta di piccolo mondo dove negli spazi comuni si mette in scena ciò che i 5 ragazzi voglio far credere di essere (anche a se stessi) mentre negli spazi privati si sviluppano fobie, perversioni e vizi.

Sugimoto Ryosuke apre il libro e presenta se stesso e i coinquilini al lettore che inizia così ad entrare nella storia. Una vita da lavoratore e studente la sua, con un unico neo: un amore inopportuno.

Okouchi Kotomi è il personaggio che ho amato di più. Una ragazza apparentemente frivola e di poca sostanza (e forse è davvero così) con un solo vero interesse: quello che ritiene essere il suo grande amore. E’ lei in fin dei conti a fare da collante fra tutti gli inquilini. Da lei ti aspetti solo ozio, noia e smalto per le unghie ma è nel finale che il personaggio prende in mano la sua vita nel modo opposto a quello che il lettore si potrebbe aspettare.

Soma Mirai è una ragazza dedita all’arte ma anche all’alcol. Intraprendente e priva di pregiudizi verso le persone è colei che all’apparenza sembra la più forte ma che di fatto fra vizi e perversioni si è persa in una spirale pericolosa.

Kokubo Satoru il ragazzo più giovane dei 5, arrivato per ultimo in casa grazie a Mirai. Una storia triste la sua ma che lui stesso racconta senza commiserazione, anzi, come fosse vita normale. Fedele a chi si è messo in gioco per lui (Ihara Naoki l’ultimo coinquilino) anche quando la situazione precipita. Un personaggio dalle tante sfaccettature che invita il lettore alla tenerezza ma anche alla rabbia.

Ihara Naoki è l’ultimo coinquilino della casa. La seconda vera creazione dello scrittore (almeno a mio parere!). Colui che più di tutti viene percepito dagli altri equilibrato e coscienzioso. Il personaggio che meglio rappresenta lo stereotipo di come si dovrebbe vivere all’interno della società ma anche di quello che può succedere nel lato oscuro dell’esistenza…

Ci sono poi due storie parallele che attraversano il racconto: fatti misteriosi che avvengono nell’appartamento accanto e alcuni casi di donne aggredite nel quartiere ma queste storie non diventano mai preponderanti, rimangono infatti sempre trame sotterranee. L’autore riesce quasi a  far dimenticare la rilevanza di fatti che stanno destabilizzando il quartiere, mantenendo sempre un doppio piano: l’apparenza di esistenze umane socialmente perfette e la realtà.

Lo scrittore riesce a farti entrare nell’atmosfera della grande metropoli e coinvolge il lettore nella vita reale e quotidiana degli inquilini. In questo modo descrive uno spaccato della realtà di Tokyo che volendo potrebbe essere approfondito e studiato arrivando a fare una riflessione sociale sul paese.

Ma non questa la sede!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.

If you agree to these terms, please click here.