Entrata nella storia come seconda donna (e prima donna asiatica) ad aver vinto un Oscar come Miglior Regista in novantatré anni di storia dopo Kathryn Bigelow (The Hurt Locker, 2008), Chloé Zhao non sarà una meteora nel contesto della storia del cinema contemporaneo. Ancor prima di ricevere un successo di rilevanza mondiale con il suo ultimo lungometraggio Nomadland aveva già ricevuto una proposta dalla Marvel Studios per dirigere uno dei progetti cinematografici più attesi dall’industria americana, ovvero Eternals, che sarà distribuito, salvo imprevisti dovuti dalla pandemia, alla fine di quest’anno. Il fedele pubblico a cui il film si rivolge, che non è solo quello amante dei “cinecomic”, ma raggruppa svariati tipi di target, potrà contare sulla presenza di star del calibro di Angelina Jolie (Thena), Richard Madden (Ikaris), Salma Hayek (Ajak), Gemma Chang (Sersi).

Nel cambiare completamente genere e tipo di produzione, vedremo ciò che riuscirà a realizzare: se porterà con sé il suo stile, oppure se il colosso americano Marvel prenderà il sopravvento.

In ogni caso Chloé Zhao non è nuova alle sfide e con la sua, seppur breve, carriera ha già fatto parlare di sé grazie alla sua indipendenza e tenacia. All’anagrafe Zhao Ting, nata il 31 marzo del 1982 a Pechino, si trasferisce in Inghilterra, a Brighton, per studiare in un college internazionale. Ed è lì che decide di cambiare nome in Chloé. L’esperienza europea lascia il posto ad una nuova prova: il trasferimento negli Stati Uniti, per la precisione in Massachusetts, dove si laurea in Scienze politiche e poi alla prestigiosa Tish School of Arts di New York. Qui incontra il suo futuro compagno di vita e di lavoro, ovvero il direttore della fotografia Joshua James Richards. Come punti di riferimento cinematografici, la Zhao, oltre a quello che è stato il suo insegnante alla Tish ovvero Spike Lee, cita Wong Kar-wai, Ang Lee, Werner Herzog e Terrence Malick.

L’occidentalizzazione della regista, inutile dirlo, non è piaciuta in patria, dove oltre a non essere stato celebrato il successo del film, è stata addirittura censurata la cerimonia degli Oscar, trasmessa ormai da vent’anni in diretta televisiva.

Nonostante la sua opera non abbracci il pensiero “main stream” americano e di conseguenza non danneggi neanche i dogmi cinesi, i rappresentanti nazionalisti si sono scatenati sul web, setacciando parole, dichiarazioni ed azioni dell’artista, condannandola per aver abbracciato uno stile di vita filo-americano. Nonostante la stessa Zhao abbia dichiarato di non sentirsi americana neanche dopo i tanti anni passati negli Stati Uniti, il governo cinese non ne farà sicuramente una eroina del partito né un esempio da seguire. Per quanto riguarda le sue opere precedenti, possiamo segnalarvi che The Rider – Il Sogno di un Cowboy, road movie ambientato nell’Ovest americano, presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes nel 2017, con cui ha vinto l’Art Cinema Award, è attualmente disponibile su Rai Play, mentre speriamo che Songs my Brother Taught me, presentato al Sundance Film Festival (2015) venga ridistribuito al cinema. Entrambe le pellicole sono ambientate in South Dakota, così come parte delle scene girate in Nomadland. Il fascino che la regista subisce del territorio americano diventa lo spunto per effettuare delle riletture anche sul genere cinematografico del western. Siamo impazienti di vedere ciò che ci riserverà la regista con un progetto così diverso come quello di Eternals.