Whiplash di Daniem Chazelle, 2014, Usa, drammatico, 105’, Netflix

Ognuno di noi almeno una volta all’interno della propria formazione scolastica o extra scolastica ha incontrato un insegnante dispotico, che suscitava terrore e spesso anche un conseguente disprezzo in molti studenti. Amplificate pure questo concetto e vi raffigurerete quello che rappresenta uno dei protagonisti di Whiplash, ovvero il professor Terrence Fletcher (J. K. Simmons). La vicenda si apre con il giovane musicista jazz Andrew Neyman (Miles Teller) appena entrato nel prestigioso conservatorio di musica Shaffer (scuola immaginaria a New York) presentatosi con la batteria. Andrew viene notato dallo scorbutico Fletcher che lo ammette ad entrare nella sua ambita jazz band come secondo batterista. Durante un concorso al quale la band partecipa, il primo batterista affida il suo spartito ad Andrew che senza colpa lo smarrisce. Il primo batterista non avendo spartito non può quindi suonare, mentre Andrew, che conosce il pezzo a memoria grazie all’incessante esercizio fatto, si esibisce creando malumore nella band, ma allo stesso tempo distinguendosi agli occhi dell’esigente insegnante. Questo però non basta per poter dormire sonni tranquilli. Fletcher avvia una serie di giochi psicologici e meccanismi sadici che mettono alla prova la grande caparbietà di Andrew. Attenzione però, il giovane protagonista non è poi così ingenuo e fragile come può inizialmente sembrare: la sete di gloria consuma e isola. Questa è una storia fatta di sudore e sangue, e come sarà per la successiva e più famosa opera del regista Damien Chazelle La La Land (2016), è un film sull’ambizione, sul desiderio di successo. Qual è il confine tra lo spronare un giovane talento a dare il massimo e scoraggiarlo con delle aspettative impossibili da raggiungere? Questo è l’interrogativo che si pone Andrew e per estensione il film, che non piacerà solo ai musicisti, anzi, potrà essere un’occasione per ascoltare un genere di musica che sta diventando sempre più di nicchia. La musica qui è al centro di ogni immagine e scena, così come la passione, quella che ti consente di andare avanti a ogni costo, perché in possesso di una fiamma che ti arde dentro. Il montaggio delle scene musicali è senz’altro un esempio che ogni montatore dovrebbe seguire, non a caso sia la categoria di Montaggio che di Montaggio Sonoro hanno conquistato una statuetta. Ma non sono gli unici: J. K. Simmons, immenso, ha vinto un Oscar come miglior Attore non protagonista. Niente male per essere il secondo film dell’allora “sconosciuto” Damien Chazelle.

Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan, 2016, Usa, drammatico, 131’, Netflix

Dopo l’improvvisa morte di suo fratello Joe, Lee Chandler (Casey Affleck) scopre con sorpresa e preoccupazione di essere l’unico tutore di suo nipote adolescente (Lucas Hedges). Lee è costretto con riluttanza a tornare nella sua città natale, ovvero Manchester-by-the-sea, dove sarà obbligato inevitabilmente a fare i conti con un passato drammatico, che l’ha condotto alla separazione con la moglie Randi (Michelle Williams) e con l’intera comunità. Seppur in modo misurato, questo film analizza con grande profondità e sincerità il percorso che un essere umano segue per elaborare un lutto, ed è inutile girarci intorno, si tratta di un percorso drammatico, straziante, ma che il protagonista Lee affronta in modo silenzioso e solitario. Lontano da ogni patetismo, il film tratta in modo apparentemente anomalo questo tema, e forse sì, il protagonista può sembrare algido, ma in realtà ha dentro di sé un universo di emozioni che vengono fuori nei rapporti che intraprende con i suoi familiari, in particolar modo con il nipote e la sua ex moglie. Gli attori sono tutti eccezionali, a partire da Affleck che si è aggiudicato un Oscar per questa interpretazione, fino ad arrivare al ragazzo adolescente e alla magnifica Michelle Williams, che nel dialogo con Affleck regala una delle scene più commuoventi viste di “recente”. Un discorso a parte merita l’ambientazione, che a ben vedere rispecchia ciò che i personaggi provano. Gli ambienti sono scarni, così come l’atteggiamento di Lee. Il cielo è quasi sempre grigio, opprimente. Il clima è gelido, così come possono sembrare alcuni rapporti ormai logorati dal dolore vissuto. Solo il mare può concedere una speranza, un momento di serenità, oppure rimandare a un dolce ricordo lontano.