recensione e l'uomo incontrò il cane konrad lorenzVoglio iniziare mettendo le mani avanti: se non siete amanti dei cani o più in generale degli animali, difficilmente vi divertirete con questa lettura. Se invece avete o avete avuto un cane sicuramente troverete il libro di Lorenz curioso e a tratti divertente. Ammetto che alcune parti le ho lette con meno interesse di altre ma in generale il libro scorre senza difficoltà.

La prima parte è sicuramente quella che mi ha incuriosito di più, l’autore infatti ripercorre la storia dai primi contatti dell’uomo primitivo con gli sciacalli fino a quando questi non imparano a convivere con gli uomini: “Un evento memorabile: per la prima volta l’uomo ha nutrito di sua mano un animale che gli è utile. Quella notte l’orda può dormire tranquilla perché gli sciacalli si aggirano intorno al bivacco, e gli sciacalli sono sentinelle fidate. Quando il sole si leva, l’orda umana è riposata, rinfrescata. Da quel giorno nessuno più getterà pietre contro uno sciacallo…”(pag.13). Quanti di voi si sentono più sicuri dormendo con il proprio cane? L’immaginazione dell’autore ci riporta secoli indietro dove tutto è nato e da dove quel legame così forte fra cane e padrone ha avuto inizio.

Lorenz sviscera poi capitolo dopo capitolo il rapporto fra uomo e cane, racconta le sue sperimentazioni e le sue osservazioni con i suoi amati cani che lo hanno accompagnato nel corso della vita. Una delle particolarità del libro è infatti proprio il racconto che l’autore fa dei suoi compagni di vita, fra questi ad esempio c’è Stasi, una cagnolina incrociata tra un chow e un cane pastore colpita da una vera nevrosi dovuta dal distacco con il suo padrone. Un racconto commovente e allo stesso tempo straziante (pag. 32).

Il libro regala inoltre consigli pratici per tutti coloro che hanno un cane o che si apprestano ad averlo. Nel capitolo ‘Educazione’ ad esempio sono ampiamente descritte le prime fasi per un addestramento del cane alle più comuni regole comportamentali. Ma credo siano altre parti a rendere unica questa lettura, voglio condividere con voi alcuni estratti delle pagine 56 e 57 che trovo ancora oggi particolarmente attuali: “Dire che gli animali sono migliori degli uomini è semplicemente una bestemmia; anche per la mente critica del naturalista, che non nomina con futile presunzione il nome di Dio, quella frase rappresenta un satanico rifiuto dell’evoluzione creativa nel mondo degli organismi viventi. […] Invece l’amore per gli animali è bello e nobilitante soltanto quando nasce dal più vasto e generico amore per tutto il mondo vivente, il cui nucleo centrale e più importante deve rimanere l’amore per gli uomini. […] Ma colui che, deluso e amareggiato dalle debolezze umane, toglie il suo amore all’umanità per darlo a un cane o a un gatto, commette senza dubbio alcuno un grave peccato […] L’odio per l’uomo e l’amore per le bestie sono una pessima combinazione.” Il rischio di dare amore solo a colui che con certezza ricambierà il nostro affetto e sarà in grado di darne a noi ancora di più, ci spinge talvolta a ritenere più semplici e più veri i legami con i nostri cani rispetto a quelli con i nostri simili. L’autore però fa riflettere su come questi legami possano arrivare a trascendere e ad arrivare a sconfinare l’equilibrio dei rapporti fra uomini e uomini e uomini e cani.

Una profonda realtà nella quale mi sono rivista moltissimo è nel pensiero riportato a pagina 114 dove citando Nietzsche l’autore scrive: “Sia tua ambizione amare sempre più dell’altro, non essere mai secondo!” per poi aggiungere la sua personale riflessione: “Con gli esseri umani, in determinate circostanze, posso anche riuscire ad adempiere a questo comandamento, ma nei legami di amicizia che ho con i miei cani io sono invece, sempre, secondo”. Credo che rispecchi molto la realtà di tutti coloro che hanno un cane: per quanto possiamo amarli loro ci amano sempre di più.

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