L’Alchimista di Paulo Coelho – Recensione

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L’Alchimista di Paulo Coelho è una favola, un sogno, un viaggio. Ho letto questo libro due volte e non perché la prima mi avesse affascinato così tanto da farmi venire la voglia di leggerlo ancora. Al contrario. Credo che questo libro possa acquistare un senso diverso da un altro in base al momento della vita in cui ci si incappa.

O almeno così è stato per me. Alla prima lettura non ho dato molto significato ad una storia che la mia mente stava accogliendo in modo troppo letterale, come spesso mi succede. Era come voler dare un significato al morso delle mela di Biancaneve: era evidente che quella mela non la doveva mangiare, perché mai non lo capisce?! Con questo spirito era pressoché inutile leggere l’Alchimista.

L’ho riaperto una seconda volta e ne sono rimasta colpita, affascinata. Sono anche certa di non averne colto tutte le sfumature, forse perché ce ne sono tante o forse perché è un’operazione talvolta complicata per me; può essere la scusa per leggerlo una terza. Chissà…

La storia narra di un ragazzo, un pastore di nome Santiago che voleva viaggiare. Un giorno una zingara interpretò il suo sogno: “Ho fatto il medesimo sogno a distanza di una settimana […] il ragazzino ha continuato a giocare con le pecore […] poi all’improvviso, mi ha preso per mano e mi ha condotto fino alle Piramidi dell’Egitto”. Il sogno presagiva il ritrovamento di un tesoro e la zingara incoraggiò Santiago alla ricerca.

Quell’incontro e il successivo con il Re di Salem lo convinsero a lasciare il gregge e ad iniziare un’incredibile avventura verso le Piramidi, portando con sé le parole del Re: “Non dimenticare che, su questo pianeta, esiste una grande verità: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, devi supportare ogni tuo desiderio con enorme volontà, giacché è stato concepito nell’Anima dell’Universo. Esso rappresenta la tua missione sulla Terra”. 

Santiago intraprese il suo viaggio ma fin da subito capì quanto sarebbe stato difficile: arrivato in Africa venne derubato di tutti i suoi denari. Solo e scoraggiato in una terra straniera fece il suo incontro con il Mercante di Cristalli ed iniziò a lavorare per lui con l’intento di ricomprare le sue pecore e tornare a fare il pastore. Passò il tempo e grazie al ragazzo gli affari iniziarono a tornare quelli di un tempo. Santiago riuscì a metter via nuovamente la somma di denaro di cui aveva bisogno ma non tornò dalle sue pecore. Il Mercante gli diede la benedizione e lo lasciò proseguire il viaggio verso la sua Leggenda Personale.

Il ragazzo affrontò il deserto insieme ad una carovana e fu qui, fra le dune e i cammelli che conobbe l’Inglese, un uomo di cultura alla ricerca dell’Alchimista. I due scambiarono le loro reciproche conoscenze fino a che la carovana fu costretta a fermarsi ad una grande Oasi a causa delle guerre che rendevano il cammino troppo pericoloso. Ed è qui che si giunge al fulcro della storia, qui che il ragazzo incontra l’amore ma soprattutto l’Alchimista ed impara a parlare con il cuore: “[…] sono davvero pochi coloro che seguono la via tracciata per loro dall’Anima del Mondo, il cammino della Leggenda Personale, il sentiero della felicità. Poiché pensano che il mondo sia qualcosa di minaccioso, arrivano a renderlo ancora più ostile.”

Il ragazzo troverà il tesoro? Imparerà i segreti dell’alchimia? Santiago compie un viaggio fantastico fra le dune del deserto e la vastità del suo cuore che lo porta a scoprire i segreti del mondo.

Da queste pagine si può trarre molto e credo che, in base al momento della vita durante il quale si ‘affronta’ la lettura di Coelho, si possa soffermare la nostra attenzione su alcuni concetti ma non necessariamente sempre gli stessi. Detto questo, e soprattutto perché non posso e non voglio trascrivere pagine intere del libro, questa volta mi voglio soffermare sulla conversazione fra il ragazzo e il sole:

“Dal punto in cui mi trovo – assai lontano dal mondo -, ho imparato ad amare. So perfettamente che, se mi avvicinassi alla Terra laggiù tutto morirebbe […] io dono vita e calore, e il pianeta mi dà una ragione per vivere.” 

“Allora tu conosci l’Amore,” disse il ragazzo.

“E conosco assai bene anche l’Anima del Mondo […] mi ha raccontato che il suo cruccio più grande deriva dal fatto che, finora, soltanto i minerali e i vegetali hanno compreso come tutto sia una cosa sola. Ecco perché è perfettamente inutile che il ferro sia uguale al rame, e che il rame sia identico all’oro. A ognuno è assegnata una funzione precisa, nell’entità unica in cui si trova ad esistere: se la Mano che ha scritto la storia di ogni cosa si fosse fermata al quinto giorno della Creazione, ogni elemento sarebbe andato a comporre una Sinfonia di Pace.

“Ma arrivò il sesto giorno” aggiunse il Sole. 

Vi invito a scoprire cosa ha risposto il ragazzo al Sole…

 

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