De Pisis, la poesia dell’attimo al Palazzo Massari di Ferrara fino al 2 giugno

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De Pisis, la poesia dell’attimo a Ferrara: la mostra sarà al Palazzo Massari dal 22 dicembre 2018 al 2 giugno 2019

Negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea viene esposto un ricco corpus di opere del Museo Filippo de Pisis per ripercorrere le tappe fondamentali del percorso creativo dell’artista. A seguito delle ricerche condotte sull’Archivio Raimondi, conservato presso l’Università di Bologna, la mostra presenta una selezione di lettere, cartoline e testi autografi che dagli anni ’20 ai ’50 De Pisis invia a un amico fraterno: lo scrittore e critico bolognese Giuseppe Raimondi.

Una documentazione privata e affascinante, che offre un contesto inedito alla ricostruzione cronologica della carriera del pittore.

L’abilità di De Pisis nell’esprimere l’anima della natura, degli oggetti, delle persone, dei luoghi trova fondamento nella letteratura, il mezzo prediletto durante la sua giovinezza per comprendere e interpretare la realtà circostante. Una modalità espressiva connaturata al suo immaginario che non si esaurisce neppure quando si compie, tra l’apprendistato romano e il trasferimento a Parigi nella primavera del 1925, il passaggio alla pittura. Esemplare di questo nesso è la “Natura morta con il martin pescatore” (1925), dove è raffigurato il tema pascoliano del ricordo. Mentre nelle atmosfere misteriose e sospese delle “Cipolle di Socrate” e delle “nature morte marine”, realizzate tra il 1927 e il 1932, il poeta-pittore riconsidera il personale rapporto con la metafisica di De Chirico, conosciuto a Ferrara nel 1915.

Negli anni della maturità per De Pisis diventa fondamentale portare sulla tela le emozioni di fronte all’oggetto della rappresentazione. È così che le suggestioni figurative catturate tra gli angoli della metropoli francese diventano vedute urbane (“La Coupole”, 1928) o nature morte di originale concezione (“I pesci marci”, 1928). Ma vanno ricordate anche opere meditate nella tranquillità dello studio come il “Gladiolo fulminato” (1930) e dal toccante lirismo come “La lepre” (1933).

Nel percorso cronologico si intersecano due sezioni tematiche. La prima ruota attorno alla bellezza efebica, tema trasposto con matite o pennelli sui fogli di un ricchissimo “diario per immagini”. Nell’altra è invece proposto un dialogo tra nature morte di De Pisis e quelle, rare, di Giovanni Boldini: un simbolico passaggio di testimone tra due generazioni e tra due visioni di arte pittorica.

L’attività artistica di De Pisis si chiude con le opere scabre e pallide risalenti al ricovero nella clinica di Villa Fiorita (“La rosa nella bottiglia”, 1950; “Le pere – Villa Fiorita”, 1953), ambiente suggerito nello spazio chiuso e bianco dell’ultima saletta al piano superiore per sottolineare la dimensione appartata e malinconica dell’ultimo tratto di vita.

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