Come spesso accade, la traduzione del titolo dall’inglese all’italiano perde una parte essenziale di ciò che rappresenta il pernio del film. Da Promising young woman si passa a Una donna promettente, tralasciando così l’aggettivo ‘giovane’ che di fatto non è una parola messa lì a caso, bensì caratterizza il personaggio più di quanto ci si possa immaginare. La protagonista Cassandra Thomas appariva agli occhi di chi la conosceva una ragazza promettente, prima che un evento misterioso e traumatico sconvolgesse la sua giovane vita, portandola alla decisione di abbandonare gli studi in medicina. Alla soglia dei trent’anni vive ancora con i genitori, preoccupati di come investe il suo tempo e di come si approccia al suo futuro: è impiegata di una caffetteria. Quello che però non sanno, e che Cassie riesce a nascondere molto bene, è il piano che una sera a settimana mette in atto per “educare” certi uomini su cosa sia esattamente il consenso in un rapporto sessuale. Progettando di volta in volta con meticolosa freddezza ogni mossa, mette a nudo i propositi di uomini apparentemente con buone intenzioni che si rivelano dei subdoli predatori.

La personalità di Cassie è particolarmente complessa e non si riduce a una serie di bianchi e neri

Al contrario, la sua vita è costellata di colori, di tante sfumature (per lo più pastello) quante sono le sue emozioni e i suoi pensieri. La sua intelligenza e creatività all’inizio possono apparire sprecate, ma con l’avanzare della narrazione la maturità del personaggio viene esplicitata soprattutto grazie a una brillante sceneggiatura e dei dialoghi al tempo stesso efficaci e verosimili. La scrittura dei dialoghi si propone infatti di esaltare l’intelligenza della protagonista rispetto alla stupidità e la pochezza di chi la circonda. Cassie è una donna ironica e cinica, dolce e determinata, perché grazie al cielo questo personaggio non è vittima dei soliti cliché che ancora oggi condizionano la caratterizzazione di un ruolo femminile. All’interno di un solo personaggio, infatti, possono coesistere elementi antitetici senza che questo danneggi la credibilità della vicenda. Cassie è matura e infantile ed è per questo che non si può che amarla.

Ovviamente un ruolo così ben scritto ha valore sulla carta, ma ha bisogno di una grande interprete per prendere vita

Se il punto di forza di questa pellicola è la sceneggiatura (non a caso l’autrice Emerald Fennell si è aggiudicata, tra i tanti premi, anche l’Oscar proprio per la migliore sceneggiatura originale), la scelta di affidare il ruolo a Carey Mulligan non poteva essere più azzeccato. La regista e sceneggiatrice ha avuto sicuramente una sensibilità maggiore nei confronti dell’approccio interpretativo della Mulligan, essendo lei stessa anche attrice (celebre soprattutto per aver vestito i panni di Camilla Parker-Bowles nella serie tv Netflix The Crown). La Mulligan è letteralmente magnetica: senza nessun sforzo cattura l’attenzione dello spettatore con credibilità e naturalezza, non eccede nelle scene drammatiche né in quelle umoristiche. Quello di Fennell e Mulligan è uno sguardo fresco e originale, non ha l’intento di usare toni compassionevoli o manipolatori come altre opere con la stessa tematica, ma con un approccio tagliente ed obiettivo, il film punta a denunciare la cultura sessista. Tuttavia possiamo notare che Cassie non offre sconti tanto agli uomini quanto alle donne. Alcuni personaggi femminili del film (l’ex compagna di università e il rettore) sono l’esempio di come talvolta siano proprio le donne ad avere i giudizi più infamanti nei confronti di una vittima di abuso. Carrie avrà la missione di educare anche loro.

Il contesto ambientale in cui si muove questo splendido “angelo vendicatore” non fa altro che rafforzare la poliedricità della sua personalità. L’abitazione dei genitori appare immacolata, immobile nel suo rigore, ma uscita da un film anni Settanta. La sua stanza sembra quella di una bambina che si affaccia alla pubertà, la caffetteria dove lavora è in bilico tra La fabbrica di cioccolato e i videoclip di una band anni Ottanta. La scenografia, l’uso dei colori che sono quasi sempre vividi (l’illuminazione è spesso fornita da neon fluorescenti) e la colonna sonora pop (anch’essa utilizzata come un sottile strumento ironico) sono tutti elementi estetici che hanno la funzione di contrastare con il tema drammatico della pellicola. I numerosi colpi di scena creano un’autentica tensione nello spettatore, un forte desiderio di sapere quale sarà l’epilogo.

Il film presenta anche un’inaspettata alternanza tra il genere del thriller e quello della commedia romantica. Tuttavia, nel momento in cui Carrie si apre nuovamente alla vita, abbassa le difese e si fida di qualcuno, ovvero un suo ex compagno di college Ryan (interpretato da Bo Burnham), la cuocente delusione prende il sopravvento, provocando una reazione che ribalterà le sorti di molti personaggi. Senza svelare ulteriori dettagli riguardo la trama, possiamo affermare con convinzione che quest’opera è una delle migliori della scorsa stagione e vi consigliamo di recuperarla appena sarà disponibile sulle ormai numerose piattaforme streaming.