4 domande a… Rebecca Bottoni del Ferrara Buskers Festival

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di Serena Tozzi e Francesco Gerardi

Il Ferrara Buskers Festival si farà! L’appuntamento è dal 26 al 30 agosto e anche quest’anno, nonostante tutte le difficoltà, sarà una festa internazionale, portabandiera della musica e dell’arte di strada in Italia. Abbiamo fatto due chiacchiere con Rebecca Bottoni, la presidente dell’associazione organizzatrice del Festival, che ci ha raccontato come hanno fatto, lei e i suoi collaboratori, a organizzare un evento così importante e così grande in un momento di grandissima difficoltà come quello che stiamo vivendo a causa dell’emergenza Covid-19.

Come si organizza un grande evento come il Buskers Festival in epoca di distanziamento sociale e divieto di assembramento?

Prima di tutto devo dire che la notizie è che il festival ci sarà! Ovviamente abbiamo meditato moltissimo sul realizzare o meno la manifestazione. Soprattutto quando, quasi tutti gli eventi, in Italia e nel mondo, venivano annullati. Non si tratta di incoscienza ma di coraggio ponderato e grande responsabilità nel voler, prima di tutto, dare una visione che possa far intravedere un oltre virus, anche a livello artistico e culturale, perchè tra i bisogni dell’uomo non può mancare la musica, ma tenendo in primo piano la sicurezza sanitaria.

Organizzeremo il festival in modo diverso ma ugualmente intenso per cercare di mantenere intatta l’atmosfera e l’esperienza che si è sempre vissuta al Ferrara Buskers Festival. Gli ingressi ai luoghi di spettacolo saranno contingentati per garantire la massima sicurezza di spettatori e artisti e stiamo valutando nuove location, all’aperto ma circoscritte (come chiostri, giardini..). Il pubblico dovrà prenotare l’ingresso scegliendo il proprio pacchetto concerti ma avrà anche la possibilità di un rapporto più intimo e diretto con i musicisti (ad un metro almeno).

Un’edizione nuova, speciale, una Limited Edition – come l’ho voluta chiamare – intendendo quindi artisti altamente selezionati e un nuovo modo di intendere il festival. Ci saranno quindi gruppi live (con un programma molto definito) ma anche gruppi in streaming anche per coinvolgere artisti oltreoceano che difficilmente potranno viaggiare e spettatori che non sono riusciti a prenotare il proprio ingresso. Gli accessi saranno sempre gratuiti ma senza dimenticare il tradizionale cappello per gli artisti. Verrà garantito il distanziamento ma anche la qualità dei buskers presenti, alcuni molto noti al pubblico, altri molto particolari.

Qual è stato l’ingranaggio della “macchina organizzativa” più danneggiato dall’emergenza Covid-19 e come siete riusciti a tenere tutto assieme e a ripartire?

Sono stati diversi gli aspetti “danneggiati” a partire dalle tempistiche. Per realizzare una manifestazione di tale portata ci vogliono mesi mentre da febbraio tutto si è inevitabilmente fermato, come ad esempio il nostro scouting.
Ma abbiamo cercato di reagire alle avversità con creatività e cercando di intravedere le opportunità che anche una situazione tremenda come questa poteva dare. Abbiamo così sviluppato maggiormente la comunicazione social e la produzione video, parlato con gli artisti sistematicamente e fatto squadra come se fossimo davvero insieme,
Io credo nelle persone e credo che, con il buon senso e la cultura, si possa fare molto.

Un giorno, in piena emergenza, mi ha scritto uno spettatore che non conoscevo. Mi confessava di essere stato contagiato dal Covid. Temevo di potere essere stata insensibile nel pensare al festival in un tale periodo e invece la sua mail mi esortava a realizzarlo e mi ringraziava perchè permetteva anche a lui di guardare oltre. Dopo qualche ora mi arriva una mail anche da un musicista che aveva partecipato lo scorso anno. Io, purtroppo, non ho molto tempo per soffermarmi a parlare con gli artisti durante la manifestazione e quindi spesso non conosco la loro vita. Mi diceva che era appena uscito dal turno in Pronto Soccorso – essendo medico – e che i video del festival lo aiutavano a riprendersi dopo aver vissuto ore di inferno in corsia.

Non so se è stato un segno congiunto ma forse è stato quel giorno che, insieme ai miei collaboratori, si è deciso di lavorare duramente per realizzare il Ferrara Buskers Festival 2020 limited edition. A volte rinunciare è solo più semplice.

Rispetto ai programmi iniziali, come state “riaggiustando” l’edizione 2020 del Festival? Cosa devono aspettarsi le tante persone che non vedono l’ora di poter tornare a vivere un evento come il vostro?

Ci saranno meno gruppi e gli spettacoli non saranno (almeno fino a prova contraria, perché ragioniamo passo dopo passo) nelle strade. Qualcuno pensa solo che sia più piccolo e invece tengo a sottolineare quanto siano le cose più piccole le più preziose. La selezione dei gruppi è davvero bella e, come nelle prime edizioni, ci sarà più spazio e più tempo per godersi gli spettacoli.

Oltre a pensare anche noi in modo diverso, abbiamo dovuto rivedere le nostre abitudini organizzative, dopo 32 anni ormai collaudate, e la line up generale della manifestazione. La collaborazione di tutti è fondamentale perchè si possa godere di ogni concerto che, posizionato in luoghi nuovi potrà offrire anche un percorso culturala parallelo e far scoprire nuovi scorci. Lo streaming, poi, è per noi una sfida importante ma abbiamo gruppi buskers in ogni angolo del mondo quindi queste tecnologie sembrano fatte apposta per l’evento. Dal 26 agosto – opening – a domenica 30 il Festival ci sarà.

Quali sono le sue preoccupazioni e speranze per il futuro di questo settore, dell’organizzazione di eventi?

In questi mesi ho capito che soffermarsi sulle preoccupazioni rende solo più agitati. Non mi sarei mai immaginata una situazione del genere. Fino a pochi mesi fa la mia maggior paura per il festival era la pioggia. Ora ho capito che può succedere di tutto ma che si può anche reagire davanti alle avversità e la creatività può salvarci, scoprendo nuove strade e nuove prospettive.

Il nostro evento non dipende, però, solo da noi. È davvero un lavoro di squadra, dal Sindaco alle Istituzione, le Forze dell’Ordine, i residenti e i commercianti e il pubblico, oltre ovviamente ai buskers. Non possiamo fare il festival da soli ma soprattutto siamo uniti. Abbiamo la fortuna e il piacere di avere un supporto forte, indispensabile per una complessa macchina organizzativa, fondamentale nei momenti più difficili. Confido, comunque, che si possa tornare ai concerti, ai grandi eventi, al cinema e sul set.

Ora sappiamo che esistono le pandemie, ma sappiamo anche difenderci un po’ di più. L’ho detto prima, sarò idealista, ma credo nelle persone.

Domanda bonus – Se potesse fare una proposta al governo, nazionale e regionale, per far ripartire il settore, cosa chiederebbe, qual è secondo lei l’urgenza maggiore a cui in questo momento bisogna rispondere?

Parlare senza avere davanti tutte le carte e le sfumature non ha senso. Credo, di certo, che sia necessario trattare in modo uguale tutti i lavoratori, chi lavora nello spettacolo come chi lavora in ospedale. Ci sono delle emergenze che vanno trattate come tali ma questo virus credo che abbia fatto emergere anche un paese abituato a non mettere in regola alcuni lavori che adesso reclamano denaro. Credo nelle persone ma credo anche che alcune persone debbano capire che non esiste un bene personale senza un bene comune.

Per il resto, sia a livello locale che nazionale o regionale, credo che stiano facendo tutti un buon lavoro, soprattutto perchè non previsto e senza uno storico. Spero che, per il futuro, siano messi a punto protocolli immediati e collaudati per circoscrivere ogni emergenza. Senza le porte ignifughe il fuoco si diffonde. Se non possiamo eliminare il fuoco almeno ricordiamoci di mettere subito le porte.

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