Vedo questo libro, in edicola con Repubblica. Ammetto di essere colpita dal contrasto del titolo ‘Camminare. Un gesto sovversivo’, non conosco l’autore. Incuriosita decido che sarà la mia prossima lettura scoprendo così un libro piacevole che coglie con acuta semplicità concetti tutt’altro che banali.

Il libro si legge con facilità grazie alla fluidità del testo e ai brevi capitoli in cui questo è suddiviso. Si presta quindi anche una lettura frammentata senza però il rischio di perdere il filo conduttore.

Chi è Erling Kagge? Nato a Oslo nel 1963 è uno scrittore, camminatore e fondatore della casa editrice Kagge Forlag. È il primo uomo ad aver raggiunto il Polo Nord a piedi, senza alcun supporto motorizzato. L’impresa non è stata la sola perché successivamente Kagge è arrivato da solo fino al Polo Sud, conquistando anche questo primato. Fra le altre esperienze uniche, l’autore del libro, ha conquistato anche l’Everest… e scusate se è poco! Il suo best seller venduto in ben 37 paesi diversi è “Il silenzio“. Qualcuno di voi lo ha letto? Quando lo farò sarete i primi a saperlo!

Ciò che ho maggiormente apprezzato di questo testo sono stati gli spunti di ragionamento sull’utilità del movimento e sul percorrere lunghe distanze a piedi. L’autore non si limita a stilare un elenco di benefici che forse tutti noi già sappiamo ma ripercorre alcune esperienze personali affiancate a citazioni di poeti e scrittori che affrontano l’argomento. In questo modo riesce a dare un’idea più ampia e non canalizzata da una sola esperienza personale. Fra i passaggi che mi sono rimasti più impressi voglio condividere questo: “Essere non significa solo stare al mondo, come fanno le pietre, ma porsi la questione del come si sta al mondo (pag. 20)”. Fermatevi un attimo su questa frase, su tutto quello che contiene, e ditemi se non rappresenta la genesi del bene e del male.

Tanti di noi sono ossessionati dal tempo, dal riuscire ad incastrare in una sola giornate mille attività. Per quanto possa capire e vivere in prima persona questo tipo di problematiche credo che rallentare sia l’obiettivo che il genere umano dovrebbe porsi con lo scopo di stare meglio e quindi, conseguentemente, fare le cose meglio. Questo non significa né isolarsi né tralasciare ciò che in qualche modo dobbiamo portare a termine. Vuol dire per me imparare a ritagliare spazi di lentezza quotidiana sia fisica che mentale.

“In sanscrito camminare non è solo una metafora del tempo, ma anche del ‘sapere’: gati. La metafora resiste anche in norvegese, in cui passare per qualcosa significa conoscerla (pag.119)”. Questo passaggio l’ho collegato a un altro che avevo letto in precedenza perché credo volgano verso lo stesso obiettivo. L’autore cita a pagina 31 lo scrittore Milan Kundera: “C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio”.  Ebbene, vi è mai capitato di essere stati in una città e dopo qualche mese di ricordarla in modo lontano, sbiadito, confuso? A me sì, quella città tanto l’avevo attraversata di fetta, tanto meno ero riuscita a entrare in contatto con il suo territorio e i suoi abitanti.

Vi consiglio questo libro perché è un testo ragionato, a tratti discutibile, in sintesi intelligente.

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