Una serie tv che vi consigliamo di vedere su Amazon Prime Video: Homecoming (stagione 1)

Homecoming – Amazon Prime Video, (2018), Stagione 1, 10 episodi, drammatico, vm 16

Titolo originale: Homecoming Prod: Usa Regia: Sam Esmail Cast: Julia Roberts, Bobby Cannavale, Stephan James, Shea Whigham, Alex Karpovsky, Sissy Spacek

Heidi Bergman (Julia Roberts) lavora come counselor in una struttura all’avanguardia per la cura del disturbo post traumatico da stress nei reduci di guerra. Il progetto, capitanato dal dispotico Colin Belfast (Bobby Cannavale), ha l’apparente scopo di reintrodurre gli ex soldati nella società come civili. Heidi svolge con passione il suo lavoro e dedica particolare impegno nel trattare un paziente di nome Walter Cruz (Stephan James). Anni dopo, ritroviamo Heidi alle prese con una vita completamente diversa. La donna viene contattata da un membro del Dipartimento della Difesa, Thomas Carrasco (Shea Whigham), che indaga su alcune irregolarità del progetto Homecoming. La narrazione si sviluppa su due diverse linee temporali, una presente e una passata. L’idea del regista è quella di differenziare questi due universi anche al livello visivo, prima di tutto utilizzando due formati, il 16:9 per la narrazione passata e il formato in 4:3 per la narrazione contemporanea. Questa scelta estetica stupisce (però in positivo, perché non appare banale) in quanto il formato 4:3 rimanderebbe intuitivamente più al passato che alla contemporaneità. Questa dicotomia tra formati cambierà nel succedersi degli episodi, ma non vogliamo svelarvi altro. Un’altra distinzione formale è riscontrabile nella scelta della fotografia, più contrastata nel passato, più calda nel contemporaneo. A livello registico è possibile notare anche la presenza di diverse riprese dall’alto, che di solito hanno il risultato di enfatizzare il quadro, ponendo l’accento o sull’azione che compie il personaggio ripreso (donando suspence alla scena) o sull’ambiente, per accrescere la sua valenza emotiva. In questo caso, a mio parare, questi tipi di riprese possono essere lette anche come una sorta di distacco dall’azione, ovvero come se un narratore esterno esponesse la vicenda in maniera analitica, come se stesse conducendo un’indagine. Di fatto la serie risulta appartenere al genere del thriller cospirativo e dal punto di vista formale la cifra autoriale appare del tutto preponderante. Il regista, e i in primis gli autori, non tralasciano nessun dettaglio, anzi curano ogni aspetto della realizzazione, dalla sceneggiatura all’interpretazione degli attori, tanto da poterci permettere di svolgere delle analisi più profonde di quanto ci si possa aspettare di primo acchito. Ad esempio, il cognome scelto per la protagonista femminile, ovvero Bergman, non appare secondo me un caso, soprattutto se si considera quante citazioni cinematografiche sono presenti all’interno di questa serie tv, a partire dalla scelta delle musiche, siano queste originali o tratte da altre colonne sonore di pellicole celebri come Vertigo, Barry Lyndon o Carrie.[1] Bergman infatti è il cognome di Ingrid, grandissima diva e straordinaria interprete di origine svedese che il grande pubblico conosce come protagonista di Casablanca[2] (qui si cita forse il titolo più celebre, ma si potrebbe andare avanti con intere pagine). Tra i film più famosi da lei interpretati c’è Io ti salverò (1945), diretto dal maestro Alfred Hitchcock, dove l’attrice veste i panni per l’appunto di una psicologa con la missione di curare i disturbi psichici del suo coprotagonista Gregory Peck. Con un cognome così importante non si può far altro che portare avanti con rigore un’eredità di tanto rispetto, e infatti, il personaggio di Heidi, seppur sfaccettato, racchiude in sé molteplici virtù, non solo professionali, ma anche umane. Per interpretare questo complesso ruolo, Julia Roberts, qui in veste anche di produttrice, sceglie una recitazione per sottrazione, tuttavia riesce a creare un forte coinvolgimento nello spettatore, in particolar modo negli episodi conclusivi. Il personaggio di Colin invece si colloca agli antipodi, e grazie all’abile interpretazione di Bobby Cannavale, episodio dopo episodio, ci appare sempre più sgradevole. Il personaggio di Colin risulta pressante, incalzante, eccessivamente sarcastico ed aggressivo, soprattutto se lo si osserva nel corso delle numerose telefonate con Heidi, che subisce le direttive del capo con fare esitante e accondiscendente. Inoltre, le conversazioni telefoniche tra Heidi e Colin presentano un audio particolare, come se provenissero da una registrazione o come se simulassero l’audio metallico proveniente dalla cornetta. Queste scene vengono mostrate con il montaggio alternato, oppure con lo stratagemma estetico dello split screen, ovvero la divisione dello schermo in più quadri, capaci così di mostrare due o più scene contemporaneamente in una sola inquadratura. Questa scelta ha lo scopo di amplificare la differenza caratteriale che intercorre tra Heidi e Colin. Ma figura maschile di Colin appare in contrasto anche con le personalità di altri due personaggi della serie, ovvero il reduce Walter, dal temperamento dolce, sensibile e premuroso, e il dipendente del governo Thomas Carrasco, determinato a scoprire la verità, ma mai aggressivo con le persone con cui interagisce. Concentrandoci sull’aspetto della scrittura possiamo notare che nonostante il climax della serie raggiunga il suo apice a partire dall’episodio 7, le ultime puntante appaiono insolitamente più lente delle prime, per riprendere poi con un ritmo più incalzante grazie alle sequenze finali dell’episodio conclusivo. Nel complesso il thriller risulta ben congegnato e, nonostante i due livelli temporali, la narrazione non appare difficoltosa da seguire: gli autori infatti non compiono l’errore di intricare inutilmente la trama. Non è detto che un intreccio più complesso tenga gli spettatori più incollati allo schermo rispetto a trame più lineari. Homecoming ne è un esempio.

 

[1] Vertigo, titolo italiano: La donna che visse due volte, Alfred Hitchcock (1958), Barry Lyndon, Stanley Kubrick (1975), Carrie – Lo sguardo di Satana, Brian De Palma (1976).

[2] Casablanca, Michael Curtiz (1942), con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Claude Rains, Victor Laszlo.

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